Tra i palmenti citati dal blogger Simon Woolf nel post di Palate Press  “Exploding Onto the Scene: Realizing the Potential of Etna Wines”, anche Tenuta di Fessina.  Woolf ha visitato l’Etna in compagnia di una delegazione di giornalisti e winebloggers nello scorso settembre per un’iniziativa nata dalla collaborazione di  Consorzio Tutela Vini Etna D.O.C.Fermenti Digitali e il supporto di Camera di Commercio di Catania.

“L’enologo piemontese Federico Curtaz sta facendo ottimi vini, sul versante settentrionale, con Silvia Maestrelli di Tenuta di Fessina. I suoi vini sono caratterizzati da freschezza e vitalità. Curtaz ha spiegato: ‘Alcuni produttori dell’Etna temono l’ acidità e cercano di raccogliere più tardi per ridurla. Vengo dal Piemonte, se c’è una cosa di cui non ho paura, è proprio l’acidità!’”.

“Quando si visita la regione, come ho fatto personalmente insieme ad un gruppo di scrittori e blogger del vino nel mese di settembre 2012 – racconta Simon Woolf -, è difficile non rimanere colpiti da come l’Etna domini il paesaggio. (…) Il Monte Etna è costituito da una serie di sotto-vulcani e crateri dormienti, ma è sempre attivo. Ciò si traduce in una geologia molto complessa: i suoli, così come l’aspetto e l’altitudine, variano notevolmente nell’arco dei versanti, settentrionale, orientale e meridionale, che costituiscono le principali zone viticole.

Il Nerello Mascalese, il vitigno principale a bacca rossa della zona, è abile nel trasmettere la varietà del terroir nella sua elegante struttura simile al Pinot. Non sorprende, quindi, che l’Etna abbia un sistema di denominazione del vigneto che ricorda i climats della Borgogna. Ci sono almeno sessanta contrade differenti (più o meno corrispondenti a comuni o frazioni) note per la produzione di vini di qualità particolarmente elevata. E, seguendo la campagna di promozione della DOC Etna avviata dal Consorzio, al nome della Contrada è ora permesso di apparire sulla bottiglia (a partire dalla vendemmia 2011), una vittoria importante per i produttori che vogliono indicare il singolo vigneto da cui si producono i loro vini.

Il Nerello Mascalese è una sfida, un po’come il Nebbiolo: quei tannini piuttosto aggressivi  necessitano di un’attenta gestione. Giuseppe Mannino, presidente del Consorzio e lui stesso enologo, mi ha detto che uno dei più grandi errori compiuti nei decenni passati è stato quello di liberare i vini troppo presto. In effetti, l’ Etna Rosso è spesso un vino che ha bisogno di tempo: per questo, la maggior parte produttori di qualità presentano i loro vini solo dopo 3-5 anni di legno ed affinamento in bottiglia.

Il Nerello Cappuccio gioca in secondo piano rispetto al Mascalese: è un parente povero in termini di sapore e complessità, ma conferisce colore e tannini più morbidi. L’ Etna Rosso può essere prodotto esclusivamente con l’alta qualità del Nerello Mascalese, anche se, fino al 20%, il Cappuccio è permesso.  (..)

L’Etna è anche la sede del Carricante di alta qualità, un vitigno a bacca bianca in grado di donare notevole eleganza, acidità rovente, e una capacità un po’ camaleontica per la produzione di vini sia piuttosto giovani che di vini complessi. Inoltre, è onnipresente il Catarratto,  molto meno interessante ma consentito nella miscela dell’ Etna Bianco fino al 40%.

Con tali terreni straordinari, viti e varietà, la domanda ovvia: perché c’è voluto così tanto tempo ai vini dell’Etna per affermarsi? (…) Qualunque sia la ragione, la zona Etna DOC ora vanta circa 60 o più produttori di qualità e suscita sempre maggiore curiosità nel mondo”.

(Simon Woolf)

“Piedmontese winemaker Federico Curtaz is making outstanding wines on the Northern slopes, for Silvia Maestrelli’s Tenuta di Fessina estate. His wines are bounding with freshness and vitality. Curtaz explained, ‘Some of the Etna producers are scared of acidity, and try to pick later to reduce it. I come from Piedmont, if there’s one thing I’m not scared of, it’s acidity!’” (by Simon Woolf on Palate Press)